FARABRUTTO

Il terzetto veronese (Luca Zevio, Niccolò Sorgato e Sbibu) s’incontra nel 2000 e subito nel 2001 comincia a lavorare al primo album, artisticamente autoprodotto e arrangiato dalla band, che vede la partecipazione alla chitarra di Enrico Terragnoli. Il disco d’esordio si intitola "Alzare la voce" ed esce ufficialmente nel 2004. Nell’ottobre 2005 al Teatro Ariston di Sanremo, per l'edizione del trentennale della rassegna del Club Tenco, si aggiudicano il Premio Siae/Club Tenco.
Questa la motivazione: “La strana miscela di amori musicali, le diverse fonti di ispirazione, il ritmo serrato della loro carica strumentale e vocale, i testi impregnati di verità scomode ne fanno uno dei più originali esempi di linguaggi nuovi per la canzone italiana”. 

Diversi i palchi italiani calcati in questi anni… I loro live sono fatti di improvvisazione e gli arrangiamenti cambiano confezionando set sempre diversi.
I Farabrutto sono anche incantati e insieme crudi testi, scritti e interpretati da Luca, che convivono – a volte litigandoci un po’ e di proposito - con nervosi e schizofrenici riff elettrici, tempi dispari, sincopi, svisi, giri di chitarra squisitamente acustica, curiose percussioni, mandolini imbizzarriti, giocattoli, momenti psichedelici, atmosfere acide, finali improvvisati, intrecci melodici, ululati e divertiti deliri. Canzone d’autore di nuova forma folk-rock, sì, ma non si pensi a nulla di etnico perché è fuorviante. Non si pensi, questo è il punto, perché musicalmente alla base stanno ricerca e sperimentazione ma anche incoscienza e puro ludibrio.
I Farabrutto abusano con cura e perizia di: chitarra classica (Luca), mandolino elettrico (Niccolò) e curiose percussioni (Sbibu suona seduto a terra - una sorta di “ground drums”).